La grandezza inattesa: La Chiesa Madre di Moliterno (Seconda Puntata)

In questa seconda puntata andremo a scoprire alcune opere d’arte conservate nella chiesa Madre di Moliterno (qui il link al primo articolo sulla storia della chiesa).

L’altare Maggiore



L’altare maggiore, risalente alla fine del XIX secolo, è collocato nell’abside della chiesa, opera di maestranze meridionali. 

È scolpito in marmo bianco e policromo. Al centro del paliotto è scolpita una croce in marmo bianco e motivi geometrici in giallo, verde e rossiccio. La mensa poggia su mensole a voluta con una foglia terminale in basso. Il ciborio a tempietto è delimitato da due colonne, mentre sulla portella in argento è scolpita a rilievo la colomba rappresentante lo Spirito Santo tra due teste alate e il Sacro Cuore di Gesù. La forma e le decorazioni dell’altare sono di gusto tardo ottocentesco e si ripetono anche negli altari del transetto, ma in maniera più semplificata. Si pensa siano stati lavorati da alcuni maestri artigiani del marmo di origine campana.

Pala di San Pietro


(Foto precedente al restauro ancora in corso)

La pala in legno appartiene alla prima metà del XVI secolo, ed è stata eseguita da Simone da Firenze. Probabilmente apparteneva a un polittico andato disperso.

San Pietro nell’opera è rappresentato in piedi, in una posa solenne, e indossa un ampio e pesante mantello che tiene chiuso con la mano sinistra, espediente che dona luce all’intera opera. Con la destra tiene ben salde le chiavi del regno dei Cieli. Il volto del santo ha tratti duri e fortemente espressivi. Lo sfondo è dorato. Padre Daniele Murno attribuiva l’opera a Simone da Firenze, e i successivi studi hanno dato ragione all'esperto d'arte francescano. Si tratterebbe infatti di un’opera del maestro toscano degli anni ’30 del 1500.                                                                                 

Tela dell’Ultima Cena


Una splendida tela di Giovan Francesco Ferro, datata 1614, situata nella prima cappella di destra della chiesa Matrice.                                                                                                      

Nell’opera si può notare al centro del banchetto un Cristo con la testa inchinata in un accenno di affetto verso San Giovanni, che ha gli occhi chiusi e sta accanto al suo Maestro, che amerà fino alla fine.                                                             

Alla destra di Gesù si riconosce San Pietro, che guarda Cristo, con uno sguardo quasi preoccupato e triste. La sua tunica color ocra, dona luce alla tela, come un faro che illumina la scena. Un’altra figura centrale è Giuda Iscariota, che si trova dall’altra parte del banchetto ed è intento a guardare l’osservatore, quasi a dire che egli è colui che tradirà Gesù. Con la mano sinistra si poggia al suo fianco, con la destra regge un sacchetto con le monete del tradimento. Gli altri Apostoli cercano di incrociare un ultimo sguardo con Cristo che sarà crocifisso poche ore dopo. Il Ferro, più che mostrarci la tristezza dell’ultimo saluto tra Gesù e gli Apostoli, vuole farci vedere l’amore che c’era tra i Dodici e Cristo, che è durato in eterno.

La tela è di notevole interesse artistico, in quanto un ultimo restauro ha reso possibile la lettura della firma di Giovan Francesco Ferro e della data.

La tela è inserita in una cornice in legno dorato con foglie intagliate negli angoli a metà dei lati, contemporanea all’opera. 

Acquasantiera

 

L’acquasantiera del XVII secolo, è scolpita in pietra da un ignoto lapicida lucano. Apparteneva alla vecchia chiesa Madre. La vasca dell’acquasantiera ha una forma circolare e possiede un bordo sagomato da linee particolari, mentre il fusto è a balaustro strozzato in basso e rigonfio centralmente. L’acquasantiera ò stata realizzata secondo un modello diffuso nel 1600.


Fonte battesimale

                                                                   

Il fonte battesimale, di ignoti artisti lucani, risale ai secoli XVII-XVIII.

La vasca è priva di decorazioni, e poggia su un parallelepipedo sul quale è scolpito lo stemma con le tre torri di Moliterno, sotto il quale c’è l’iscrizione “1611”. La fonte è sormontata da una copertura lignea, realizzata verso la metà del 1700, sormontata da una sfera sfaccettata. Sulla copertura sono presenti riquadri rettangolari ornati da cornicette, separati da lesene con ornamenti vegetali intagliati in alto.

Il pulpito

 



Il pulpito risale al 1896, eseguito da maestranze meridionali e collocato sul pilone destro della cupola. La cassa del pulpito poggia su due mensole in marmo bianco, scanalate e terminanti con punte a diamanti, tra le quali si trova l’iscrizione “GIACOMO E FRANCESCO PADULA / FU GIUSEPPE / ERESSERO/ 1896”.  Il parapetto è ornato da motivi geometrici in marmo policromo. Sulla porta d’accesso è scolpita una colomba bianca, mentre il postergale ha i pilastrini decorati con motivi simili a quelli del parapetto.  Il baldacchino sovrastante è in legno intagliato, dipinto bianco e dorato, con nappe tutt’intorno, mentre nel vuoto sovrastante è scolpito lo Spirito Santo.

 

Altare ligneo

 



L’altare ligneo è situato nella prima cappella a sinistra, risale ai secoli XVIII e XIV, si attribuisce ad artigiani locali. Il paliotto con una decorazione in finto marmo porta al centro una croce in un riquadro mistilineo. La mensa poggia su due mensole, intagliate a foglia.

 

Scultura della Madonna Assunta


La scultura lignea è stata eseguita da un ignoto artista meridionale, è collocata nella nicchia dell’altare maggiore della chiesa dedicata proprio all’Assunta.

La base dell’opera è costituita da una nuvola sulla quale poggia Maria. Ai suoi piedi sono posti due angioletti. La Vergine ha uno sguardo rivolto al cielo e indossa un manto blu e una veste rossa. L’artista (forse lucano) si rifà ai modelli dell’ultimo barocco napoletano.

 

Scultura della Madonna Immacolata




Questa scultura risalente ai primi anni del XVIII, è stata eseguita da Gennaro Vassallo. Maria è rappresentata come la donna dell’Apocalisse, con una corona a 12 stelle. Con il piede calpesta il serpente, ha le mani incrociate sul petto e lo sguardo verso il basso. I colori degli indumenti, hanno un significato bene preciso: il bianco è il simbolo della purezza, mentre l’azzurro è il simbolo del cielo, della divinità di Maria.

Statua di San Domenico

 


La statua risale alla fine del XVIII secolo, è in cartapesta di un ignoto napoletano. Il Santo rivolge il braccio destro al cielo, con il sinistro regge un libro. Indossa una veste bianco panna e un mantello nero. Ai suoi piedi c’è un cane che, tra le fauci, ha una fiaccola. L’opera ha caratteristiche tardo-barocche della tradizione napoletana, ma è realizzata in materiali poveri.

Scultura di San Francesco da Paola


L’autore dell’opera è un ignoto Napoletano del XVII secolo.

La scultura lignea rappresenta San Francesco da Paola in piedi, con lo sguardo rivolto al cielo in atto di implorazione. Indossa un saio marrone (un tempo colorato con delle stelline) il cui cappuccio gli copre il capo. Con la mano sinistra regge un bastone.

Scultura di San Francesco Saverio


La scultura lignea risale all’inizio del XVIII secolo. Il Santo è rappresentato con gli occhi rivolti al cielo, indossa un abito nero su cui risaltano una cotta bianca e una stola azzurra. Eleva una mano al cielo, con l’altra impugna un crocifisso. La statua viene attribuita ad un seguace di Gaetano Patalano. È un’opera di eccellente qualità, si pensa realizzata tra la fine 1600 e gli inizi del 1700.

Scultura di San Leonardo


La scultura, di un ignoto artista napoletano, rappresenta il Santo con lo sguardo rivolto in avanti. Ha gli occhi di vetro e con la mano sinistra regge un libro, mentre tende la destra in avanti. Ai suoi piedi c’è una torre. La testa, le mani e i piedi sono in legno, mentre il corpo in cartapesta. La scultura era sicuramente stata eseguita per una clientela poco facoltosa. Lo si deduce dai materiali utilizzati. L’autore è anche qui ignoto ma si pensa appartenga a una bottega napoletana del 1700.  Sulla base della scultura e su quella della torre ci sono diverse iscrizioni che si riferiscono a restauri e ridipinture della statua.

Scultura di Santa Rita


Situata nella prima cappella a sinistra, la scultura risale al 1902 ed è stata eseguita dall’artista Carlo Ferri. La Santa è rappresentata su un inginocchiatoio intenta a contemplare il Crocifisso. Nella parte posteriore sono presenti delle nubi che sorreggono un angelo, vestito di azzurro e oro, che posa sul capo di Rita la corona di spine.

Statua di Santa Lucia


La scultura è di un ignoto artista napoletano, e risale alla fine del XIX. La statua, il cui corpo non è altro che un manichino in legno, è rappresentata in piedi mentre porta la mano destra al petto e con la sinistra regge il piatto con gli occhi. Indossa un abito verde e un manto rosso ricamati con fili d’oro. La testa è in terracotta e gli occhi in vetro, le gambe e le mani in legno, è custodita in una teca di legno. L’opera è di discreta qualità.

Statua raffigurante la Madonna


La statua è stata eseguita da un ignoto meridionale, è in legno è il vestito è in cros moiré color ghiaccio con ricami oro e seta.  La Vergine è rappresentata in piedi, ha il viso rivolto verso il cielo e le braccia protese in avanti. Mani e testa sono in legno, mentre il corpo anche qui è un manichino. La Madonna indossa un abito in seta finemente ricamato in sete policrome ed oro. Il ricamo della gonna si sviluppa intorno ad una sorta di fruttiera date da volute contrapposte e colma di fiori, tralci e foglie. Ai lati si estendono tralci ricurvi, foglie, viticci e fiori. Il corpetto riprende lo stile della gonna, adornato di fiori e rametti con foglie. Il manto azzurro è un rifacimento ex-novo. Si attribuisce la scultura ad una bottega napoletana degli inizi del XVIII.

Scultura raffigurante Gesù Cristo


                                          (Foto precedente al restauro ancora in corso)

La scultura, in cartapesta, è stata eseguita da un ignoto “cartapestaro” napoletano nella prima metà del 1700. Il Cristo regge con la mano sinistra il pane, con la destra lo benedice. Indossa un abito rosso ornato con delle stelline dorate e un mantello azzurro. Ai suoi piedi c’è un calice.

Scultura di San Giuseppe


                                               (Foto precedente al restauro ancora in corso)

La scultura risale alla prima metà del XVIII secolo ed è stata eseguita da un artista napoletano. La stata raffigura San Giuseppe che rivolge lo sguardo verso Gesù Bambino, sorretto dal santo con il braccio sinistro. Indossa una veste verde, internamente azzurra e un mantello giallo, ornato di fiori. La base è in legno e sono state ritagliate diverse conchiglie e riccioli dorati.

Crocifisso


Questo bellissimo crocifisso risale alla seconda metà del XVIII ed è attribuito a un artigiano napoletano. È in legno e cartapesta, alta circa 2.5 metri. Apparteneva alla Cappella del Santissimo della stessa chiesa, officiata fino al 1965 dall’Arciconfraternita omonima. Nelle parti terminali la croce è intagliata a foglie con dei raggi all’incrocio delle braccia, che fanno risaltare il Cristo, che si è appena sacrificato per l’umanità. Essa si innalza su una base che poggia su due piedini a ricciolo, decorata da due volute con foglia sul dorso e vegetali e centralmente ha il simbolo dell’Arciconfraternita del Santissimo. Il Cristo, coperto da un perizoma bianco, annodato sulla destra, è in legno mentre il cartiglio con la scritta INRI è in cartapesta. La croce ha conservato la sua buona fattura settecentesca, riportata alla luce con un meticoloso restauro.

Colonna reggicero


Questa colonna reggicero risale alla prima metà del XVIII secolo, è di un ignoto artista lucano ed è scolpita con legno di noce. Si presenta di forma tortile, seguita da foglie di acanto e da una ghirlanda. La base circolare è a gradini, sospesa da tre piedi a zampa di leone. Il capitello corinzio presenta un’incavatura cilindrica atta ad accogliere il cero.

Croce astile in legno dipinto


La croce appartiene al XVIII secolo, ed è stata realizzata da un ignoto artista lucano. Il crocifisso ha le estremità dei bracci a trilobo e poggia su un globo dipinto a finte sfaccellature. Sulla croce è dipinto il Cristo, in modo quasi stilizzato. Dei rosoni sono dipinti alle estremità dei bracci. Il fondo della croce è verde, i bordi dorati. La croce imita un modello gotico, le cui forme sono state riprese da esemplari in argento. La pittura è attribuita ad artisti di provincia del 1700.

 

 

Le tele di D.Grillo


Le quattro tele di D. Grillo del secolo scorso, che adornano l’abside e rappresentano: l’Annunciazione, il Natale, la Sacra Famiglia e la Pentecoste.

La cupola


La cupola della chiesa Madre. È divisa in 8 spicchi, raffiguranti alcuni santi e la Madonna, sormontata da un lucernario, con il quale la chiesa raggiunge i 32 metri.

Altare della cappella dedicata al SS. Crocifisso


Questo è l’altare della cappella dedicata al Santissimo Crocifisso. È decorato da un crocifisso ligneo, ai quali piedi sono raffigurati due angeli e le anime del Purgatorio.

Coro ligneo



Il coro ligneo, presente sul presbiterio e risalente al 1939. È formato da 5 seggi, divisi da braccioli a forma di S. Sono presenti poi dei banchi, con quello centrale in rilievo.

 

Altari minori


La cappella del transetto destro dedicata a San Francesco da Paola.


Cappella del transetto di destra, dedicata al SS. Sacramento.

Entrambe gli altari del transetto sono molto simili a quello maggiore, ma più piccoli.

Scultura dell’Ecce Homo


 

Scultura del Ecce Homo, presente nella cappella dedicata al SS. Crocifisso risalente al XVIII secolo.

La scultura rappresenta l’Ecce Homo, il Cristo flagellato che viene presentato alla folla da Pilato. È protetto da una teca in legno, con aperture ad arco. Sono intagliate delle foglie e dei fiori.

Scultura raffigurante la Madonna Addolorata


La scultura raffigura la Madonna Addolorata dalla morte del figlio. Indossa un abito nero adornato di rami e foglie dorati. Ha il cuore trafitto dalle 7 spade, simbolo dei dolori di Maria. Il corpo è composto da un manichino. Risale al XIX secolo.

Tempietto per esposizione Eucaristica


Il trono ha una coloratura azzurra e dorata. In alto ci sono due angeli vicino alla corona che copre (eventualmente) il Santissimo Sacramento.

Croce processionale


Questa bellissima croce risale al 1611 ed è stata eseguita da un ignoto argentiere napoletano. Fu donata e fatta realizzare da Giovanni Parisi che la donò alla Parrocchia.

Calice barocco


Il calice è un arredamento di gusto barocco napoletano, tipico degli inizi del XVIII secolo, è caratterizzato da decorazioni tipicamente barocche, con sculture rappresentanti la Passione. Il calice è in argento.

Ostensorio barocco


L’ostensorio è di buona fattura, donato nel 1768 (data contemporanea a quella di realizzazione), realizzato con le rendite della Congrega del Santissimo Corpo di Cristo. Le decorazioni riportano a un gusto tardo barocco partenopeo.

Calice e patena


Il calice appartenente al XX secolo, fu donato da Mons. Pietro Di Maria, nativo di Moliterno, nel 1937. È in argento e ripropone gusti tipici del 1400.

 



Nella notte tra il 7 e l'8 febbraio 2026 la chiesa Madre è stata danneggiata da un fulmine che ha squarciato la lanterna della cupola. A scoprire l’accaduto è stato il parroco di Moliterno don Enio De Mare la mattina di domenica 8 Febbraio. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco per la messa in sicurezza della chiesa. L’edificio è stato dichiarato inaccessibile. Ad oggi continuano i sopralluoghi e ci si è messi già all’opera per la ricostruzione della parte della cupola danneggiata, con l’aiuto di tutta la comunità.

Come abbiamo visto in questi due articoli, la chiesa Matrice è stata restaurata, allargata, chiusa, ma sempre riaperta. Ricostruire non significa solo mettere una pietra sull’altra, ma significa credere che c’è sempre la speranza della luce dopo il buio. La chiesa Madre tornerà a riaprirsi e noi saremo tutti lì, insieme.



 

 

 

 

 

 

 

 

 


Tutte le foto sono precedenti all'ordinanza di chiusura della Chiesa Madre di Santa Maria Assunta di Moliterno emanata dal Sindaco del Comune di Moliterno.

Si rappresenta la volontà a rimuovere le immagini qualora sia coperte da diritti che al momento sono sconosciuti al responsabile del blog.


Domenico Emanuele Labanca

 

 

 

 

 

 

 



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