Un'odissea da raccontare ancora: gli IMI, Internati Militari Italiani. Alcune storie di soldati di Moliterno (Pz).

Gli Internati Militari Italiani (IMI) sono soldati protagonisti, con le loro vite e le loro tragiche vicende, di una delle pagine più drammatiche della storia italiana della Seconda Guerra Mondiale. Una storia che merita di essere ancora esplorata e che deve essere conosciuta. Soprattutto i più giovani, coloro che non potranno più avere diretti rapporti con chi ha combattuto e vissuto quei tragici eventi, devono poter avere sempre più strumenti per conoscere i contesti, i fatti, le storie. In ultimo, può essere importante leggere dei nomi per dare a questa storia volti e vite che aiutano a non dimenticare.

Fotografia di Giuseppe Petrocelli. Internato Militare Italiano, morto nel naufragio del piroscafo Oria nel febbraio del 1944.

Questi soldati, catturati dalle forze tedesche dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, si opposero alla collaborazione con il Terzo Reich, subendo una deportazione che li condusse in una prigionia inimmaginabile. La loro storia non è solo un racconto di sofferenza, ma anche di resistenza morale, un'odissea di dignità mantenuta in condizioni disumane.

Dall'armistizio alla deportazione

L'8 settembre 1943 l'Italia annunciò la firma dell'armistizio con gli Alleati, scatenando una reazione feroce da parte della Germania. L'esercito italiano, privo di ordini chiari e lasciato allo sbando, fu colto di sorpresa e disarmato rapidamente dalle truppe naziste. I soldati italiani si trovarono di fronte a una scelta drammatica: aderire alla neonata Repubblica Sociale Italiana (RSI) di Mussolini e continuare a combattere a fianco dei tedeschi, oppure essere considerati traditori e deportati nei campi di prigionia del Reich. 

La maggior parte dei militari, fedele al giuramento fatto al Re e all'Italia, rifiutò la collaborazione. Potremmo dire che questo "no" massiccio e silenzioso fu una prima forma di resistenza. Circa 650.000 soldati, catturati tra l'Italia, la Francia, i Balcani e la Grecia, furono internati e classificati con lo status di IMI, una denominazione che li privava dei diritti garantiti dalla Convenzione di Ginevra ai prigionieri di guerra. Questo escamotage giuridico, voluto da Hitler contro gli Italiani, permise ai nazisti di sottoporli a un regime di sfruttamento lavorativo e vessazioni senza eguali.

Il dramma degli Internati Militari Italiani (IMI) ha inizio dopo che le forze tedesche li avevano catturati e disarmati in vari paesi europei: circa 650.000 soldati italiani furono costretti a un viaggio disumano su vagoni bestiame verso i lager del Terzo Reich.

Una volta arrivati nei campi di concentramento, i prigionieri venivano spogliati della loro identità: il loro nome era sostituito da un numero di matricola e venivano sottoposti a rigide procedure di registrazione. 

La vita nei lager

Le condizioni di vita nei campi di internamento erano atroci. Gli IMI furono confinati in lager sparsi per la Germania, la Polonia e la Cecoslovacchia, costretti a lavorare in fabbriche belliche, miniere di carbone, cave e grandi aziende agricole. Il lavoro era estenuante, il cibo scarso e le condizioni igieniche inesistenti. Le malattie come la dissenteria, la tubercolosi e la scabbia si diffusero a macchia d'olio, decimando i prigionieri già debilitati. Nonostante le sofferenze fisiche, la prova più grande fu quella psicologica. L'isolamento, la fame e la disumanizzazione erano la quotidianità. Molti soldati morirono di stenti, di malattia o furono brutalmente uccisi. Tuttavia, la stragrande maggioranza di loro non cedette, mantenendo un forte senso di solidarietà e dignità. Organizzarono forme di resistenza passiva, boicottando la produzione, sabotando i macchinari e mantenendo viva la cultura italiana attraverso canti, recite teatrali e scritti clandestini. Questi gesti, apparentemente piccoli, rappresentavano un'affermazione di identità e un rifiuto della sottomissione.

Ritorno in Italia

Dopo la fine della guerra, il ritorno in patria per gli IMI non fu trionfale. Molti di loro vennero accolti con indifferenza o, peggio, con sospetto. Il governo italiano, impegnato nella ricostruzione e nel superamento dei traumi del conflitto civile, tendeva a ignorare la loro storia, considerandoli semplicemente dei prigionieri di guerra. La loro eroica scelta di resistere moralmente fu a lungo poco presa in considerazione, e solo a partire dagli anni '90 la memoria degli IMI ha iniziato a ricevere il giusto riconoscimento. 

Tra gli Internati Militari Italiani, nacquero pagine importanti di resistenza morale e democratica, ma anche della nostra letteratura. Tra i circa 700.000 IMI nacquero le storie di Don Camillo e Peppone, era infatti uno dei prigionieri Giovannino Guareschi, le cui parole sono estremamente efficaci nel descrivere quella tragica esperienza: “Non abbiamo vissuto come bruti: costruimmo da noi, con niente, la ‘Città Democratica’. Una ‘Città’ costruita da tutti, da tutti difesa, perché l’internato operò ‘una scelta continua’ nel Lager, durata venti mesi, stressante ed unica nella storiografia delle prigionie di massa”.

Oggi, la storia degli Internati Militari Italiani ci parla non solo di sacrificio, ma anche del valore inestimabile delle scelte individuali di fronte a un'oppressione spietata. La loro vicenda è un monito a non dimenticare mai chi, pur in condizioni estreme, ha saputo dire di no e ha difeso la propria dignità.

Internati Militari Italiani da Moliterno (Pz)

Alle storie di alcuni caduti della Seconda Guerra Mondiale, raccontata in un articolo di gennaio 2025 (che trovi cliccando qui), aggiungiamo questo elenco (non completo) degli Internati Militari Italiani provenienti da Moliterno. Ad ogni nome sono associati i dati e le informazioni che si sono potute reperire. 

Angelo Lagrutta nato a Moliterno il 9\6\1924. Professione: contadino. Soldato di Fanteria del 43° Reggimento. Catturato ad Alba il 12\9\1943. Matricola: 63338. Internato in: Stalag VI\C, VI\CZ, VI\F. Muore a Munster per malattia il 04\01\1945. Risulta sepolto a ''MUNSTER HAUS SPITAL FRIEDHOF'', lapide I 33.

Antonio Galante nato a Moliterno il 14\12\1912. Appartenente al 361° Battaglione Terr. Mob.. Catturato sul fronte Albanese, a Scutari. In data imprecisata. Non si hanno notizie della morte.

Basilico Giovanni Orlando nato a Moliterno il 23\6\1915. Soldato di Fanteria. Muore il 21\3\1945 a Holzminden (bassa Sassonia)/Fronte Tedesco. Causa della morte non precisata. Sepolto ad Amburgo,- Cimitero Militare Italiano d'Onore - Posizione Tombale: Riquadro 2 - Fila M Tomba 14.

Carmine Matteo nato a Moliterno l'11\5\1920. Soldato del 341° Reggimento Fanteria. Morto l'8\2\1944 nel naufragio del piroscafo Petrella (abbiamo parlato di questi tragici fatti all'articolo che trovi cliccando qui).

Domenico Metelli, nato a Moliterno il 7\10\1919. Soldato, morto il 19\6\1944 ad Hattingen (nord Reno Westfalia) / Fronte Tedesco. Luogo di sepoltura: Francoforte sul Meno - Cimitero Militare Italiano d'Onore - Posizione Tombale: Riquadro E - Fila 3 - Tomba 30.

Vincenzo Alberti, nato a Moliterno il 17\12\1923. Soldato. Presente nella lista di imbarco del Piroscafo Oria affondato nell'Egeo l'11\2\1944 (abbiamo parlato di questi tragici fatti all'articolo che trovi cliccando qui).

Raffaele Cantisani, nato a Moliterno il 28\10\1911. Caporale. Presente nella lista di imbarco del Piroscafo Oria affondato nell'Egeo l'11\2\1944 (abbiamo parlato di questi tragici fatti all'articolo che trovi cliccando qui).

Francesco Pecora, nato a Moliterno il 14\12\1919. Soldato del Comando di Presidi e zone. Morto il 12\8\1944 sul fronte tedesco.

Francesco Petrosino, nato a Moliterno il 28\6\1920. Soldato del 309° Reggimento Fanteria. Catturato sul fronte Greco. Morto il 24\01\1944 sul fronte di Rodi. Prima sepolto sull'isola di Rodi. Attualmente a Bari - Sacrario Militare Caduti d'oltremare.

Giuseppe Lagrutta, nato a Moliterno il 18\07\1921. Soldato del 259° Reggimento Fanteria. Catturato a Spalto, in Croazia, l'8\9\1943. Liberato il 24 gennaio 1945. Ritornato in Italia l'11\10\1945.

Giuseppe Petrocelli, nato a Moliterno l'01\01\1923. Soldato del 35° Reggimento Artiglieria. Deceduto a bordo del Piroscafo Oria l'11\2\1944 (abbiamo parlato di questi tragici fatti all'articolo che trovi cliccando qui). 

Giuseppe Zambrino, nato a Moliterno il 4\8\1922. Aviere scelto dell'Aereonautica militare. Data di cattura imprecisata.  Matricola: 15618. Luoghi di detenzione: Stalag Ib. Stalag III d. 

Matteo Reale, nato a Moliterno il 28\3\1922. Soldato del reparto Carceri militari. Deceduto il 4\2\1944 sul fronte Greco.

Nicola Albano, nato a Moliterno il 17\5\1917. Sottufficiale del Genio Pionieri. Catturato a Drubovnik, Croazia, il 12\9\1943.  Matricola: 143764. Luogo di internamento: Stalag XVII A, dove svolse mansioni di artigiano. Liberato l'8 maggio 1945, rientrato il 5 agosto 1945.

Nicola Di Lascio, nato a Moliterno il 30\5\1922. Soldato del 41° Reggimento Fanteria. Fatto prigioniero in Grecia (Giannina) l'8\9\1943. Liberato l'8 maggio 1945, rientrato l'1 ottobre 1945.

Rocco D'Alessandri, nato a Moliterno il 22\6\1913. Soldato del 21° Battaglione Fanteria. Deceduto l'1\10\1943 a Dillingen (Germania) a seguito di un attacco aereo. Sepolto inizialmente a Dillingen, fila 4, tomba n° 3. Salma traslata a Francoforte Sul Meno - Cimitero Militare Italiano d'Onore - Posizione Tombale: Riquadro K - Fila 7 - Tomba 20.

Rocco Micucci, nato a Moliterno il 03\08\1911. Soldato del 3° Reggimento fanteria. Fatto prigioniero a Zante il 14\9\1943. Internato a Bratislava Stalag XVII A. Liberato dalle truppe sovietiche l'8 maggio 1945. Rientrato in Italia il 14\9\1945.

Valentino Tempone, nato a Moliterno 29\07\1921. Soldato del 6° Reggimento Cavalleria Aosta. Fatto prigioniero ad Atene il 9\9\1943.  Matricola: 265085, internato a Zeithan Stalag IV A e IV B. Deceduto a Zeithan, Germania, per malattia durante l'internamento. Prima sepoltura: ZEITHAIN - CIMITERO MILITARE ITALIANO. Attuale sepoltura: Moliterno, Cimitero Comunale.

Vincenzo Petrocelli, nato a Moliterno il 30\6\1920. Soldato dell'ottava Compagnia Sanità. Catturato a Lubiana il 9\9\1943. Detenuto presso : Stalag III A. Liberato il 28 marzo 1945. Rientrato il 7 aprile 1945.

E' auspicabile continuare questa ricerca per completare l'elenco degli IMI. Non è peregrina la proposta di provare a far rimpatriare le spoglie dei tanti figli sparsi per il mondo. 

La guerra fa esplodere tutto, una esplosione di corpi, di vite, di case, di odio. La storia può aiutare a ricostruire, con amore.

Antonio Rubino

Breve Bibliografia sugli IMI per approfondire gli argomenti trattati:

G. Hammermann, Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945, Il Mulino, 2019.

S. Frontera, I militari italiani negli Oflag e negli Stalag del Terzo Reich: <https://alboimicaduti.it/files/storia_imi.pdf> . 

Prezioso e di grande interesse il progetto “Albo IMI caduti” sul sito www.alboimicaduti.it banca dati on-line in cui sono inseriti, in ordine sistematico, elementi anagrafici e biografici degli internati militari italiani che hanno perso la vita nei lager del Terzo Reich tra il 1943 e il 1945.

Questo articolo é dedicato ad Umberto Tortora 

Questo breve scritto che propone l'elenco degli internati militari italiani di #Moliterno è dedicato alla loro memoria e a chi ha sollecitato di scrivere queste storie, Umberto Tortora.

Quando uscivo di casa o quando rientravo, mi capitava di incontrarlo spessissimo e tante volte arrivava la domanda : "quando scrivi un articolo sui prigionieri di guerra di Moliterno". Ci fermavamo a discutere e a raccontare storie di prigionieri, della Campagna di Russia, delle trincee, dei lager. L'ultima volta, pochi giorni prima di ...
 "Antò sto aspettando l'articolo sugli internati militari italiani, dai che la sera mi metto da solo con il telefono e ti leggo. A me la ricerca storica piace! quella storia va raccontata. La storia ci piace!" 
Scusa! Non ho fatto in tempo, corriamo sempre e non troviamo tempo. Invece, dovremmo dedicare più tempo a ciò che ... "ci piace".
Purtroppo, scendendo sotto casa non potremmo più raccontarci storie delle due guerre mondiali, ma scrivendo questo breve articolo è come se ti parlassi ancora e ogni volta che qualcuno lo leggerà sarà come rincontrarti. 
Ciao Umberto, ti prometto che lavorerò ad una ricerca più seria e approfondita e scriverò ancora di questo argomento, te lo devo... per non aver fatto in tempo a scrivere quando me lo chiedevi tu.

Commenti

  1. Un pezzo di storia che non conoscevo e non capisco perché non sia tra le pagine dei libri di scuola e perché così poco trattata anche in altre fonti di divulgazione di massa. Sono frammenti che, è vero, avvicinano accadimenti solo apparentemente lontani dal nostro tempo e dal nostro sentire, ma che in realtà riecheggiano nelle radici di ognuno di noi. Sono le voci dei nostri nonni. Grazie per questo articolo e i precedenti in merito.

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