Il sogno di Francesco d'Assisi. Sulla concretezza storica della visione onirica.
Il Sogno nella Storia: significati e implicazioni
Fin dalle civiltà più antiche, il sogno non è stato considerato un mero fenomeno cerebrale notturno, ma un ponte sacro tra il mondo umano e quello divino o ultraterreno. Dall'interpretazione dei sogni come presagi nell'antica Mesopotamia e nell'Egitto faraonico, fino al loro ruolo come catalizzatori di ispirazione e rivelazione in epoca medievale, il sogno ha permeato ogni aspetto della vita sociale, religiosa e politica. In un'ottica storiografica, è importante l'indagine sulle implicazioni che il racconto e l'interpretazione dei sogni hanno avuto sulla ricerca storica. Dobbiamo chiederci: in che misura le narrazioni di sogni, spesso inserite in fonti storiche primarie, possono essere considerate indicatori affidabili di stati d'animo, credenze o eventi reali? È possibile discernere l'effettiva esperienza onirica dalla successiva rielaborazione a scopo politico o morale? L'obiettivo è valutare l'attendibilità del sogno come fonte, offrendo spunti critici per un uso consapevole di questi affascinanti, ma elusivi, reperti del passato.
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| Giotto, Basilica Superiore di Assisi, "Il Sogno delle Armi" |
Si pensi al celebre "Sogno di Costantino" che precedette la battaglia di Ponte Milvio: la visione notturna della croce, In hoc signo vinces,(con questo segno vincerai) trasformò un evento onirico dell'imperatore romano in una giustificazione ideologica per la conversione e l'ascesa del Cristianesimo. Altro esempio è la tradizione biblica, dove i sogni di Giuseppe l'Ebreo o di Daniele furono usati per predire carestie o decifrare il destino degli imperi, influenzando direttamente le decisioni politiche e la narrazione storica. Oppure i sogni di Giuseppe prima della fuga in Egitto per salvare Gesù dalla "strage degli innocenti" di Erode.
In questo quadro, la figura di Francesco d'Assisi sembra offrire un caso particolarmente affascinante: le sue visioni, (pensiamo subito al dialogo con il Crocifisso di San Damiano che gli intimò di "riparare la sua casa"), non rimasero sul piano puramente spirituale, ma si tradussero immediatamente in azione concreta, dando vita a una fraternitas e a un movimento che ha lasciato tracce storiche ampiamente documentabili. Il caso di Francesco diviene, pertanto, un eccellente esempio di concretizzazione storica indagabile delle visioni oniriche.
Il Sogno di Francesco - La trasmutazione di un’aspirazione: Francesco d’Assisi dal mondo ideale all’impatto reale
La traiettoria esistenziale di Francesco di Pietro di Bernardone rappresenta un affascinante caso di inversione valoriale che ha lasciato un segno indelebile nella storia occidentale. La sua giovinezza fu segnata da una smania di affermazione mondana e una pressante ambizione di rango; come ben sintetizzato da Felice Accrocca, il giovane passò dalle "fantasie di potere" all'imponenza di un'"utopia spirituale". Pietro Messa lo ha ben sintetizzato in un titolo di un suo interessante saggio: "Francesco d'Assisi dai sogni di grandezza alla grandezza di un sogno" (in Frate Francesco, 71, 2005, pp. 57-89).
Determinato a guadagnarsi l'onore della nobiltà cavalleresca, Francesco intraprese con fervore la via delle campagne militari. Si pone al seguito di un cavaliere per andare nelle Puglie, convinto di guadagnarsi gloria, onore, una investitura da cavaliere e un futuro di ascesa sociale sicuro. Questo viaggio di autocelebrazione, che prevedeva armamenti sontuosi e un seguito personale, si interruppe bruscamente a Spoleto. In un momento di profonda crisi, descritto come una "tregua psicologica" a metà tra la veglia e il sonno agitato, ricevette una "rivelazione". Questa esperienza non fu immediatamente comprensibile nei suoi dettagli teologici, ma ebbe l'effetto di un chiarimento esistenziale: la strada del prestigio bellico non era la sua autentica vocazione.
"Il sogno delle armi" (che è narrato e interpretato in modo diverso nelle fonti) ha un senso profondo nell'itinerario cristiano di Francesco.
Gli sembrava di vedere la casa piena di armi: selle, scudi, lance e altri ordigni bellici, e tutto rallegrandosi, si chiedeva stupito tra sè e sè che cosa fosse tutto ciò. (...) Si sentì dire che tutte queste armi erano per lui e i suoi soldati. (Tommaso da Celano, Vita Beati Francisci).
Jacques Dalarun nota come la realtà storica dell'Assisi del Duecento rende questo sogno un elemento fuori dagli schemi agiografici, consegnandoci un dato di realtà: Francesco, figlio del mercante, ma pieno di ambizioni e pretese cavalleresche, è convinto del suo sogno di ascesa sociale e cavalleresca, tanto che questa aspirazione influenza i suoi sogni notturni (J. Dalarun, La Malaventura di Francesco d'Assisi. Per un uso storico delle leggende Francescane, (Fonti e ricerche, 10), Milano 1996.)
Francesco vuole diventare cavaliere, sogna di diventare un miles, dunque interpreta questa visione onirica come la conferma dei suoi propositi. Non solo conferma di un percorso, ma anche l'inizio di una scalata sociale per un ricco mercante senza titolo nobiliare: eppure da questo sogno inizia un'altra strada. Il ritorno verso Assisi, che Bonaventura di Bagnoregio collega a un altro sogno-visione: Signore che cosa vuoi che io faccia? "Ritorna nella tua terra perchè la visione che tu hai avuto prefigura una realtà spirituale, che si deve compiere in te".
Tuttavia, l'abbandono della campagna di guerra non è l'abbandono del sogno. Francesco è intriso dello spirito della cultura cavalleresca, si è nutrito di letteratura cortese, torna ad Assisi ancora convinto di dover diventare cavaliere, un miles, Miles Christi. E tale diventerà nel momento in cui vince se stesso baciando un lebbroso.
L'orizzonte cosmico e la sfida all'ipocrisia
La visione di Francesco si estese oltre il consesso umano, abbracciando l'intero creato, visto come manifestazione dell'opera divina. L'uomo doveva accettare il ciclo vitale nella sua interezza, integrando perfino la sofferenza e la fine terrena (sorella morte), grazie alla prospettiva di un'eternità promessa.
Raoul Manselli individuò magistralmente la radice di questo profondo attaccamento alla vita in tutti i suoi aspetti. Interrogandosi sull'ammirazione di Francesco per la fauna (soprattutto gli uccelli), Manselli notò che gli animali, pur nella difficoltà, continuano a manifestare la loro esultanza (gli uccelli cantano ogni giorno). Al contrario, l'uomo rischia di mascherare le proprie afflizioni con la simulazione, come evidenzia Francesco stesso nella Regola: «tristes extrinsecus et nubilosos hypocritas» (tristi all'esterno e ombrosi come gli ipocriti). Per Francesco, i viventi erano un modello comportamentale: insegnavano l'accettazione del dolore e della gioia come componenti inseparabili dell'esperienza esistenziale. Ed è in questo scenario che si gioca il nuovo sogno di Francesco.
Una salvezza universale che trascende lo status
L'attuazione di questa utopia dipendeva, per Francesco, unicamente dall'adesione concreta alla parola del Signore. Egli perciò non ammetteva discriminazioni di merito basate sul genere o sulla condizione sociale. Per lui, il vero criterio di valore era la "penitenza", intesa come profonda e sincera conversione interiore, l'unica via per la redenzione spirituale. Che sia conferma o ispirazione, il sogno di Francesco diviene concretamente il momento della scelta: tra la gloria delle armi e l'incominciare a fare penitenza che nel Testamento è l'inizio della concretizzazione del sogno.
Nella sua visione, non esisteva una superiorità intrinseca tra un religioso e un laico, tra un uomo e una donna, o tra un abbiente e un indigente. Dunque, l'ascesa sociale è inutile, il sogno è ora interpretabile. Tutti erano accomunati dall'imperativo divino: «Convertitevi e credete al Vangelo». Questo principio di uguaglianza etica e spirituale si manifesta con potenza nel capitolo XXIII della Regola non bollata, un vero e proprio inno alla partecipazione universale. Egli implorava che tutte le categorie sociali – da re a servi, da chierici a donne sposate – perseverassero nella fede e nella penitenza, poiché «nessuno può salvarsi in altro modo».
Il desiderio profondo di San Francesco, ciò che contava oltre ogni gerarchia terrena, era che ogni individuo si impegnasse a divenire una "nuova creatura" (Gal 6,15), superando così i limiti angusti del suo tempo. Poiché l'attualità del Vangelo è immutabile, chi ne fa la propria bussola morale può sempre discernere l'essenza delle cose e dare forma a ideali che rinnovano incessantemente il panorama storico.
Il Cristo come fulcro: la conversione del desiderio
Inizialmente confuso, il sentiero del futuro Patrono d’Italia (ma è questa la realizzazione di una grandezza? - pensiero sospeso - ) si delineò con chiarezza definitiva solo attraverso l'incontro radicale con la figura di Gesù di Nazareth. La comprensione della Sua kenosis (il Suo volontario abbassamento), ovvero la Sua scelta di una vita di umiltà, povertà e sacrificio sulla croce, divenne il perno intorno a cui ruotò l'intera esistenza del mercante assisiate.
Se prima Francesco si percepiva come l'epicentro del proprio universo, da quel momento in poi il Cristo conquistò il palcoscenico centrale. La sua rinnovata aspirazione ideale si concentrò sulla diffusione della conoscenza e dell'amore per la figura di Gesù, una "battaglia" con le armi viste nel sogno per lui e i suoi soldati: con la conseguenza etica che gli esseri umani, riconoscendo in sé l'immagine divina, avrebbero dovuto reciprocamente abbattere le barriere sociali ed edificare legami di concordia e benevolenza, vedendo nel più bisognoso il volto del loro Maestro.
Quando nel 1205 Francesco parte per la Puglia per essere creato miles, si muove sulla scia di un sogno. La visione del palazzo pieno di armi è una conferma della sua scelta. Ma è un'altra visione onirica che gli indica la strada del ritorno ad Assisi e non quella della guerra e della Puglia, come la via giusta e consona al suo sogno. Due visioni oniriche che per tutta la vita, se pure Francesco non ce ne parlerà mai direttamente nei suoi scritti, saranno la base della sua azione concreta. Scrive Pietro Messa: La conversione di Francesco non è un rinnegamento della ideologia cavalleresca, ma una sua sublimazione. Francesco si dichiara Araldo del Gran Re, diviene cavaliere di Cristo interpretando questo status come il seguire le orme di Cristo.
Le esperienze oniriche di Francesco esprimono questa sua forte volontà di ascesa sociale verso la nobiltà e lo status di cavaliere (realmente comune a tanti giovani della sua condizione sociale del suo tempo), un sogno che accomuna Francesco anche a quel padre che poi abbondonerà, il quale sicuramente incoraggiava questo sogno del giovane. E' quando cambiano i sogni che avviene la rottura tra padre e figlio. Ma, il sogno di Francesco nato da quella inquietudine che lo porta a iniziare il viaggio per la Puglia, scopre il senso di vuoto nella sosta di Spoleto, torna ad Assisi per riempire di senso quel sogno.
Il sogno allora è già profezia, Francesco non ne parlerà più, forse perchè inizierà a vivere quel sogno: il sogno è ciò che si realizzerà nella vita. L'esperienza cristiana di Francesco elimina la differenza tra sogno e vita: Dio ha parlato attraverso il sogno, l'intera vita si muove a partire da quel sogno. E lo realizza.
Antonio Rubino

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