Articolo del Giorno

"E i francesi ci rispettano." Gino Bartali: un ciclista e la storia d'Italia.

di Antonio Rubino

La sera del 15 Luglio 1948, in un albergo di Briancon, alloggia Gino Bartali. Ginettaccio, il toscano, il ciclista che è già un mostro sacro dello sport, sta correndo il Tour de France. E' al termine della sua lunghissima carriera. Dal 1935, in bicicletta, Gino Bartali ha raccolto centinaia di vittorie, non vi è corsa dove Bartali non abbia trionfato.
Al Tour del 1948 Bartali era l'unico dei big italiani in corsa. Coppi non era in forma. Magni non fu gradito dall'organizzazione della corsa. L'ostilità dei Francesi per la squadra italiana è fortissima. Gli Italiani sono quelli che “stavano con i fascisti” per molti transalpini assiepati lungo le strade di quel Tour del dopoguerra. Forse, in molti temono ancora Bartali che ha vinto l'ultimo Tour de France dieci anni prima, nel 1938, ma è un fuoriclasse.
Quando la gran boucle del 1948 arriva sulle Alpi, Gino Bartali sembra fuori dai giochi, paga un distacco di 22 minuti da Bobet, il beniamino d’oltralpe. Bartali ha 34 anni, è uno dei più anziani in corsa. Ma sull'Izoard il 13 Luglio, Gino Bartali attacca. Nella tappa di montagna divora km di salite e riduce a un nulla il distacco da  Bobet. L'astio dei Francesi aumenta.
La sera del 15 luglio in hotel, squilla il telefono. Bartali risponde: è De Gasperi.
Ciò che accade dopo quella telefonata intreccia mito e leggenda. Tutta la vita di Bartali sembra essere leggenda. Ma, ciò che farà Bartali all'indomani è storia.
De Gasperi, estimatore e compagno nell'Azione Cattolica di Bartali, è il Presidente del Consiglio di un paese sull'orlo della guerra civile. Il 14 luglio mentre il Tour godeva la giornata di riposo nel giorno della festa nazionale dei francesi, il leader del PCI Palmiro Togliatti veniva colpito da quattro colpi di pistola. L'attentato a Togliatti getta l'Italia, la neonata Repubblica Italiana, nel caos. De Gasperi ha in mano le sorti di un paese che sta per cadere nella guerra civile e, nel pieno di quel dramma, telefona a Bartali. Non conosciamo le parole del primo Presidente del Consiglio Italiano, ma sappiamo che chiese a Bartali di portare in Italia la maglia gialla, per se stesso e per il Paese.
Alla partenza della tappa di Briancon il volto di Gino Bartali è di pietra, come sempre. Ma il suo cuore grande probabilmente portava tutta l'Italia dentro. E lui, il Gino Nazionale, di vittorie ne aveva conquistate tante, forse la più grande nel periodo in cui le corse erano sospese, durante la seconda guerra mondiale.
"Ma certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca" 
dirà il campione, perchè "il bene si fa ma non si dice".
Ma il bene fatto da Bartali durante gli anni della tragica persecuzione degli ebrei da parte dei nazi-fascisti, urla al mondo intero, tanto che gli venne conferito il titolo di "Giusto fra le Nazioni". 
Contattato da Elia Angelo Dalla Costa, arcivescovo di Firenze dal 1931 al 1961, Gino Bartali entrò a far parte di una organizzazione clandestina per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei. E' il 1943 e fra il settembre di quell’anno e il giugno 1944 Gino Bartali e la sua bicicletta compiono un'ennesima impresa. Partendo dalla stazione di Terontola – Cortona, Bartali in sella alla sua bici trasporta documenti e fototessere, talvolta anche fino ad Assisi. I documenti che significano salvezza per tante vite sono arrotolati all’interno dei tubi del telaio. Alcune volte verrà fermato dai fascisti, altre volte è sfiorato dallo scoppio di alcune bombe. Ma Gino Bartali non si ferma; in quella tappa, tra le più importanti della sua carriera, salverà oltre 800 ebrei.
In quel giorno di luglio del 1948 gli saranno passati per la mente anche quei momenti. Gino affronta le terribili salite alpine della tappa Briancon - Aix Les Bains. E' un'impresa. Una delle pagine epiche della storia dello sport. Bartali vince la tappa e ribalta il Tour conquistando la maglia gialla. L'Italia si incolla alla radio. In molti credono che quella vittoria portò un nuova clima di serenità nel paese. 
Gino portò quella pesante maglia gialla fino a Parigi. Sugli champs elysee i francesi applaudono. Battono le mani a quel "naso triste come una salita". Gino Bartali trionfa, in Italia il clima torna più sereno e un italiano di 34 anni scrive una indimenticabile pagina di storia dello sport mondiale. 
E i francesi? In quel luglio afoso del 1948 i francesi ci rispettano.
Quando Bartali tornerà dalla Francia ad accoglierlo ci sarà Alcide De Gasperi che salutandolo, si dice, abbia esclamato: "Grazie Bartali! Chieda qualsiasi cosa come premio per questa vittoria!". Accrescendo così la leggenda e il legittimo dubbio che, oltre a una pagina di storia dello sport, Gino Bartali abbia aiutato a scrivere il lieto fine di un'altra pagina della storia nazionale.

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