Articolo del Giorno

Una Storia di sbarchi: la Sicilia da Garibaldi agli Alleati e fino a Craxi e alla notte di Sigonella



È stata colonizzata e abitata da tante popolazioni, ha avuto tante dominazioni: fenici, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, angioini, aragonesi e borboni, il fascino storico della Sicilia è unico. Essendo un’isola la sua storia racconta soprattutto di “sbarchi”. 
Avanziamo le lancette della storia di qualche secolo e partiamo dal XIX.
1860: la famosa “spedizione dei Mille” decisiva per l’Unità d’Italia. L’isola più grande del Mediterraneo fa partire l’“effetto domino” per l’unificazione del Paese.
83 anni dopo sbarcarono le truppe statunitensi per la liberazione dall'Italia dall’occupazione nazifascista. Con l'“Operazione Husky” gli alleati dalle coste della Sicilia diedero il via alla liberazione della penisola.
1985: a differenza dell’Italia dell’armistizio dell’8 settembre 1943, per la prima volta un Presidente del Consiglio, Bettino Craxi, “dice di no” agli americani nella “notte di Sigonella”.

LA SPEDIZIONE DEI MILLE. È l’11 maggio 1860 quando Garibaldi con i suoi uomini sbarcò a Marsala. Partito sei giorni prima da Quarto, l’obiettivo, di comune accordo con Camillo Benso Conte di Cavour, era di annettere il Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna. 
I mille approfittarono delle insurrezioni scoppiate a livello locale contro i Borboni e riuscirono ad avere la meglio. Con la collaborazione di Nino Bixio (luogotenente di Garibaldi) e Francesco Crispi (capo degli esiliati siciliani), Garibaldi sconfisse prima i soldati borbonici a Calatafimi nonostante l’inferiorità numerica e poi vinse la resistenza delle truppe fedeli al re Francesco II.
Poi, il Generale risalì la penisola fino a Napoli, i suoi successi e la sua popolarità destarono anche molta preoccupazione in Cavour. Reparti piemontesi vennero mandati a sud, a Teano Garibaldi cedette i suoi successi a Vittorio Emanuele II. 
Il 17 marzo 1861 il parlamento di Torino dichiara Vittorio Emanuele II il nuovo Re d’Italia.

LO SBARCO DEGLI ALLEATI – Come per ogni operazione militare, ci deve essere una riunione in precedenza. E' la conferenza di Casablanca, tenutasi tra il 14 e il 24 gennaio 1943, per pianificare la strategia europea degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. 
Tra i punti del rapporto finale della conferenza vi era in programma l’occupazione della Sicilia: considerata la via sicura di comunicazione per le forze alleate e con l'obiettivo di far calare la pressione delle forze tedesche sul fronte orientale. Lo sbarco in Sicilia era, inoltre, un chiaro tentativo di intensificare la pressione alleata sull'Italia. 
9 luglio 1943. L’Armata Usa sbarca sulle spiagge di Gela e l’Armata Inglese su quelle di Pachino e Siracusa: iniziò così alle 4.45 l’Operazione Husky. In 39 giorni le truppe alleate riuscirono ad occupare Augusta, conquistare Agrigento, Caltanissetta e Palermo, ed ad avanzare verso Catania. L’operazione si concluse il 17 agosto quando le truppe alleate entrano a Messina senza la presenza delle truppe tedesche. La seconda fase inizierà il 3 settembre 1943 quando sbarcheranno in Calabria.

Bettino Craxi
IL NO DI CRAXI A REAGAN  
E’ il 7 ottobre del 1985 quando la nave Achille Lauro viene presa d’ostaggio da terroristi palestinesi. Ci sono oltre 100 persone a bordo. Alle 18.00 Andreotti, a capo dell’unità di crisi, cerca di trovare riscontri. Spadolini deve tornare da Milano a Roma, mentre un giovanissimo Enrico Mentana lancia pubblicamente la notizia. A bordo ci sono passeggeri inglesi, americani, italiani e tedeschi. La nave è italiana ma in acque egiziane. Alle 3.00 dell’8 ottobre Craxi, Andreotti e Spadolini si riuniscono a palazzo Chigi, dove vengono raggiunti da Rabb, ambasciatore degli Stati Uniti. 
Nel frattempo Arafat informa Craxi di aver inviato due emissari per affiancare il governo egiziano nella trattativa con i dirottatori. Però quando la nave entra in acque siriane, il lavoro di Andreotti si rivela inutile. I dirottatori uccidono un americano sulla sedia a rotelle, Klinghoffer, e minacciano che se non si apre una trattativa (la liberazione di 50 detenuti palestinesi in Israele) uccideranno un ostaggio ogni tre minuti. 
Abu Abbas atterra al Cairo e dissuade il loro piano, ma un radioamatore intercetta la comunicazione dei quattro che lo chiamano “comandante”. Tornano in Egitto, pronti a partire su un Boeing 737 Egyptair per Tunisi, con permesso negato dal governo tunisino, e lo stesso si ripeterà in Grecia quando fa rotta su Atene. Velivoli americani dirottano il volo. L’unica base americana è quella di Sigonella. Un certo Ledeen, consulente della CIA, contatta Craxi per l’atterraggio in Sicilia e il Presidente del Consiglio dopo la conversazione, telefona a Sigonella, ordinando che l’aereo venga protetto con le armi. Il piano americano crolla, quando i VAM e i Carabinieri si dispongono a cerchio attorno al 737, armi in pugno. Dal C-141 escono i SEALs che invadono la parte di base italiana, circondano i Carabinieri e gli puntano i fucili contro. Il generale Annichiarico vede la scena e chiama i rinforzi. Arrivano due battaglioni di Carabinieri che circondano gli americani. Craxi mantiene il punto: i reati sono stati commessi su una nave italiana e i terroristi restano in Italia. Reagan dalla Casa Bianca preme perchè i terroristi vengano consegnati agli americani. 
Intanto, Mubarak minaccia di bloccare l’Achille Lauro se Abbas non sarà decollato da Sigonella. I terroristi sono nel carcere di Siracusa, Craxi da l’ordine di far decollare il 737 verso Ciampino dove venerdì 11 ottobre Abu Abbas atterra alle 23.10. Gli USA vogliono l’estradizione, ma Roma nega. Alle 18.30 il 737 decolla di nuovo e atterra a Fiumicino, dove Abbas viene travestito e sistemato su un aereo di linea jugoslavo, che decolla subito per Belgrado. Quando Rabb va da Andreotti per assicurarsi che Abbas non esca dall’aeroporto di Roma, Andreotti sorride e allarga le mani. 
I dirottatori dell’Achille Lauro saranno processati dal Tribunale di Genova l’11 luglio 1986. Invece Abu Abbas, che fu condannato dalla magistratura italiana all'ergastolo in contumacia, morì in circostanze misteriose nel 2004 nel carcere di prigionia statunitense nell'aeroporto di Baghdad dove era stato recluso. 

Craxi invece ottenne il 6 novembre 1985 la fiducia della Camera con l’appoggio del Partito Comunista.

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